LA SFIDA DEL RIALTO
editoriale RIALTOmagazine apr-mag09

LA SFIDA DEL RIALTO

I fatti del 20 marzo (l'apposizione dei sigilli in gran parte degli spazi legittimamente assegnati all'associazione Rialtoccupato) ci portano necessariamente a riflettere sul percorso che le realtà indipendenti hanno intrapreso in questi anni a partire dalla delibera di iniziativa popolare n.26 del 1995. Allora fu proprio il coordinamento dei centri sociali a volere uno strumento che definisse il meccanismo generale di assegnazione del patrimonio comunale a fini socio-culturali e ricreativi. Oggi tale strumento rivela tutti i suoi limiti, dovuti alla superficialità con cui le amministrazioni passate, ma anche i responsabili delle strutture assegnate, hanno gestito quella fase.

A distanza di oltre 14 anni questo strumento, anzichè innovare, ha prodotto una situazione stantìa e sempre più precaria. Forse perchè in quegli anni anche nella sinistra di governo era forte la volontà neoliberista e legalitaria, o forse perchè ci si è accontentati di percorrere scorciatoie furbesche, fatto sta che le realtà indipendenti in questo momento si ritrovano impantanate a discutere con vigili urbani e uffici tecnici piuttosto che con la politica.

La vicenda del Rialto è emblematica: nel 2000 il Comune di Roma assegna uno spazio all'associazione Rialtoccupato per svolgervi attività culturali; queste attività vengono poi vietate dallo stesso Comune in quanto lo spazio non risponde ai crismi normativi.
Il Rialto, negli anni, ha denunciato in più occasioni tale contraddizione. Lo ha fatto anche il 21 marzo scorso al cinema Farnese, nel confronto fra le realtà indipendenti e gli assessori alla cultura di regione, provincia e comune, che si è concluso con l’impegno degli amministratori a istituire un apposito tavolo interassessorile.

Ora che la destra sociale governa la nostra città portiamo alcune riflessioni ed avanziamo una sfida:
A) Sembra che il governo di questa città intenda la legalità come unico principio guida della sua azione politica (tanto da portare il presidente della commissione cultura a plaudire le forze dell'ordine che sgomberano il Rialto). Se questo è vero, allora il sindaco Alemanno dovrà spiegare anche che l'intero patrimonio comunale potrà essere usufruito e gestito solo da coloro che sono in grado di affrontare ingenti investimenti (messa a norma degli spazi, produzione di garanzie reali e accesso al credito, sviluppo di bussines plan certificati, ecc.) e che il Comune di Roma si qualifica come un qualunque fondo immobiliare senza nessuna funzione sociale.
B) Con questa logica il patrimonio pubblico verrà presto devoluto a chi ha notevoli capacità economico-gestionali, cioè a chi già oggi è in grado di agire sul mercato privato. Finirà la stagione della produzione culturale sperimentale, si appiattirà la proposta artistica, sempre più rispondente a piani economici e investimenti finanziari, che a principi di creatività.
C) La destra oggi vuole il suo modello Roma, a partire innanzitutto dalla cultura. La tesi è stata più volte enunciata: dal dopoguerra ad oggi la sinistra ha imposto la “sua cultura” al popolo, oggi si può produrre un'egemonia culturale del popolo e della destra.

In questo quadro si apre una grande sfida che noi vogliamo accettare, a patto che il confronto avvenga all’interno di un sistema democratico dove si rinunci a facili derive autoritarie.
Per questo il Rialtoccupato continua a perseguire l'ipotesi di spostare le proprie attività in un luogo idoneo (l'ex autoparco dei vigili urbani a Porta Portese) per sviluppare al meglio un centro di produzione culturale indipendente e contemporaneo, senza più essere aggrediti da vertenze tecnico-amministrative.

Metteteci in condizione di sfidarvi sul piano culturale. Ma forse è proprio di questo che avete paura.

Associazione Rialtoccupato





Maggio
Tutti gli eventi di del mese
18
Venerdì
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31