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Per la SIC, coordinamento della scena indipendente contemporanea, il tavolo interassessorile rappresenta un processo costruttivo e strutturante che vuole individuare le criticità e proporre delle soluzioni e degli interventi ad un sistema culturale che presenta delle lacune. Come operatori competenti del settore, sentiamo l'esigenza di intavolare la discussione quanto prima, facendo seguito all'impegno pubblico che gli Assessori alla Cultura del Comune di Roma, della Provincia di Roma e della Regione Lazio hanno preso durante l'incontro del 21 marzo 2009 presso il Cinema Farnese.
Sollecitiamo quindi la data del primo incontro tecnico inserendo di seguito il sunto dei punti che auspichiamo di affrontare. Specifichiamo che i punti di seguito sviscerati dalla SIC sono strettamente collegati l'uno con l'altro: è per questo che, pur trattando di seguito le problematiche in maniera distinta, l'analisi, le proposte e la discussione mantengono un unico filo conduttore.
BANDI E NORMATIVE Partendo dalla ricapitolazione dei problemi riscontrati su questi temi e facendo riferimento all'intervento già portato all'incontro con i tre assessori il 21 marzo scorso, sono stati individuati 4 punti su cui poter agire per migliorare l'efficacia dei finanziamenti. Il concetto che sottende tutto è quello di diversificare l'offerta di finanziamenti (da parte dell'amministrazione) per rendere più agevole e più concreta la partecipazione e l'accesso della scena indipendente.
1) Circa l'AFFIDAMENTO DIRETTO da parte delle amministrazioni e degli assessorati ad iniziative, progetti, eventi giudicati "importanti" per la diffusione della cultura sul territorio si chiede trasparenza nella modalità di selezione, assegnazione ed erogazione.
2) SOSTEGNO FUORI BANDO ALLE INIZIATIVE "CONSOLIDATE" Per "consolidate" si intende reiterate negli anni (es. quarte quinte o seste edizioni di festival), quindi giudicate parte integrante dell'offerta culturale del territorio. Si è convenuto che assegnare a tali eventi un contributo tramite un bando, al quale partecipano molte e variegate (per entità e anzianità) realtà culturali significa togliere ad altre realtà, nuove, giovani, che propongono progetti innovativi la possibilità di essere prese in considerazione, in quanto dal budget stanziato per il bando una parte consistente risulterà poi a vantaggio di iniziative consolidate. Vanno, inoltre, consolidate alcune situazioni proprio perchè attraverso continuità e progettualità è possibile fare un lavoro di diffusione culturale serio sul territorio. La crescita delle strutture che lavorano e il loro consolidamento deve essere uno degli obiettivi della politica culturale. Chiaramente unendo a questo il controllo si evita che questi progetti diventino "rendite" e si punta invece a valorizzarli come effettivi punti di forza.
3) I BANDI restano uno strumento efficace se pensati come "esplorazione" da parte dell'amministrazione delle novità che si presentano in ambito culturale sul territorio. Ci si è soffermati sulle più evidenti problematiche inerenti allo strumento del bando, così come utilizzato in questo momento. Prima di tutto si è evidenziata l'esigenza di concepire un BANDO APERTO o ON DEMAND che recepisca una parte degli stanziamenti al settore cultura attingendo ad un fondo strutturale messo a disposizione per la cultura contemporanea. Questo permetterebbe di poter presentare le proprie proposte quando sono effettivamente pronte per essere presentate, nel momento in cui si è costruita una vera sinergia tra i vari partecipanti al progetto, avendo avuto modo di sviscerare con attenzione tutte le sue componenti. Si eviterebbe anche il "sovraffollamento" di progetti da leggere per le commissioni, avendo la possibilità di apprezzare di più le idee presentate, potendo così anche monitorare le nuove proposte e valutarne poi la significatività una volta finanziate. A fronte di questa richiesta dovrebbe essere creato un capitolo di spesa sulla "contemporaneità" nel bilancio dell'amministrazione in modo da poter separare, a livello di accesso al finanziamento, le varie anime culturali della città. Un secondo punto importante è quello delle PERCENTUALI DEL FINANZIAMENTO. Partendo dal presupposto che una parte dei bandi dovrebbe finanziare il 100% del costo delle iniziative, si è convenuto che la percentuale di co-finanziamento, richiesta dall'amministrazione all'associazione o ente, possa essere fatturata dal proponente, in modo da valorizzare le risorse umane e materiali messe a disposizione, per la riuscita del progetto, dal proponente stesso. Questo, intanto risolverebbe la questione della "contabilità creativa" in sede di rendicontazione e soprattutto darebbe dignità al lavoro svolto da quanti, operatori, tecnici, addetti stampa o altro (di solito interni all'associazione), si spendono per tradurre in realtà il progetto presentato sulla carta. Siamo tutti concordi che un bando che si apra alla scena indipendente non possa prevedere una percentuale di co-finanziamento del 40%, per ovvi motivi. In ultimo, si chiede alle amministrazioni di considerare l'erogazione dei contributi accordati in maniera agevole e concreta, ovvero di prevedere bandi che a fronte di un finanziamento ricevuto non saldino l'intera somma a 90 giorni dall'avvenuta consegna della rendicontazione (che già è un miracolo!) ma prevedano percentuali di denaro da attribuire in ANTICIPO per lo start up del progetto, dato l'attuale difficilissimo accesso al credito (per tutti, a maggior ragione per le associazioni). Si è più volte fatto presente che rispetto alle iniziative finanziate con i bandi ci dovrebbe essere un CONTROLLO da parte dell'amministrazione su come viene gestito il denaro pubblico. Ad oggi l'unico controllo che c'è è ex post sulla rendicontazione, fatto dalle Tesorerie sulle documentazioni presentate. La pratica del report delle attività è pressoché una farsa, in quanto nessuno può confutare quanto dichiarato. Questo potrebbe essere un valido strumento, per le amministrazioni, per sapere come lavorano le strutture e agire con trasparenza nel momento in cui si dovessero attribuire fondi alle iniziative "consolidate".
4) LA PRODUZIONE. C'è bisogno di arrivare a finanziare la produzione attraverso i fondi pubblici. Si richiedono luoghi pubblici in cui produrre cultura contemporanea, circuiti ufficiali che sostengano la produzione e la messa a regime di un sistema serio di residenze. La situazione attuale fotografa la presenza di una serie soggetti competenti ed idonei che in maniera indipendente già producono, monitorando quotidianamente la scena contemporanea e che si sostituiscono quindi ad una rete istituzionale di soggetti produttori e/o produzioni, la cui attività in questo momento è pressoché inesistente. Competenza ed idoneità dei soggetti produttori, pluralità e avvicendamento della produzione sono le condicio sine qua non per avviare la fase produttiva a livello pubblico, supportata da un lavoro in rete dal confronto. Si portano a titolo esemplificativo: il modello di ZTL PRO, gruppo composto da una rete di realtà che sulla base di regole di alternanza, imprescindibili per fornire pluralità e rotazione della proposta artistica, ripartisce i fondi destinati dall'amministrazione pubblica alla produzione artistica; l'esperienza di EXTRA/LARGE, 5 progetti artistici sulle nuove frontiere della cultura, realizzato dal 18 al 27 ottobre 2007 alla Festa del Cinema di Roma.
GLI SPAZI CONSOLIDAMENTO SPAZI ESISTENTI * ACCESSIBILITÀ DEGLI SPAZI ISTITUZIONALI * GLI SPAZI PRIVATI * I NUOVI SPAZI Consolidamento degli spazi esistenti e sulle assegnazioni del patrimonio comunale della 26/95:
abbiamo convenuto sull'importanza che le istituzioni sostengano gli spazi esistenti che ospitano regolarmente la scena indipendente sia rispetto la messa in regola, fornendo fondi per riqualificare gli spazi non a norma, concedendo poi la definitiva agibilità, sia mettendo un punto definitivo sulla questione assegnazione degli spazi, codificata dalla delibera comunale 26/95, portatrice di per se di incongruenze e contraddizioni, sia rispetto il sostegno alla programmazione per quegli spazi privati che ricoprono un ruolo importante per la circuitazione di artisti della scena indipendente romana ed italiana in Italia ed in Europa. Ci preme allargare lo sguardo alla comunità europea e considerare l'importanza ed il valore di progetti realizzati ad esempio a Parigi, in cui l'assegnazione temporanea di uno spazio, previa descrizione del progetto che si intende realizzare in esso, è concessa con procedure piuttosto snelle e veloci e può essere confermata o revocata in una fase di verifica della realizzazione del progetto stesso. Verifica e merito diventano parametri di valutazione. Teatri sotto i 100 posti: Si pone l'urgenza di definire le normative che regolano la messa a norma degli spazi teatrali sotto i 100 posti, considerando la specificità di questi e la loro funzione fondamentale rispetto alla creazione contemporanea. La commissione del Comune di Roma è il giusto interlocutore per delineare la griglia di richieste, permessi, parametri e normative da rispettare per essere considerati a norma nella propria specificità. Ci teniamo ad affrontare insieme agli assessori l'importanza che le attività di queste realtà culturali rivestono sul territorio nel quale operano. Si vuole sottolineare la funzione di "diffusione" culturale alla quale i teatri sotto i 100 posti assolvono, la capacità di aggregare i cittadini (ragazzi ed adulti) su tematiche culturali, attività di enorme rilevanza se pensata nell'ottica della costruzione dell'area metropolitana. Sull'Accessibilità degli spazi istituzionali: Si è pensato di proporre l'individuazione di una "mission" per tutti i teatri pubblici, municipali e statali, le case della cultura cittadina, i tempi della musica contemporanea, del jazz, della letteratura: la proposta è immettere una percentuale di programmazione dedicata alla scena indipendente e alla sua intrinseca ricerca e sperimentazione. A titolo esemplificativo portiamo l'esempio di Madrid, capitale europea, in cui il 10% della programmazione di ogni spazio pubblico viene destinata alla scena culturale contemporanea. Sui Nuovi Spazi: Premesso che la costituzione di nuovi spazi debba tener conto della presenza delle realtà già consolidate nei vari luoghi della città, si intende richiedere alle istituzioni una mappatura dei luoghi nei quali si ha intenzione di creare nuovi spazi su tutto il territorio regionale, nonché una mappatura degli spazi previsti dalle nuove normative urbanistiche e degli spazi in attesa di destinazione d'uso. Si è anche parlato della possibilità di creare diverse reti secondo la tipologia degli spazi, grazie alle quali gli artisti possano produrre e circuitare.
FORMA GIURIDICA Nell'incontro si è da subito evidenziata l'inadeguatezza della forma giuridica dell'Associazione Culturale per le realtà, come quelle appartenenti al Coordinamento, che fanno formazione e/o distribuzione e/o produzione artistica. Altresì l'associazione culturale rimane importante per la fase di start up di ogni struttura che desideri iniziare a lavorare; si deve comunque prendere atto che sta diventando uno strumento inadeguato che le strutture che la fase di start up l'hanno già superata da tempo. Partendo da questa valutazione l'idea è quella di chiedere al tavolo la possibilità di ragionare sulle modalità di creazione di una forma giuridica più appropriata all'attività normalmente svolta dalle associazioni culturali. Molte sono le discrepanze tra la legislazione vigente in materia di associazioni e le pratiche, spesso richieste proprio dalle amministrazioni, alle quali le associazioni devono adempiere. Inoltre spesso viene proposta all'associazione, come soluzione, la possibilità di "sdoppiare" il proprio ente sulla base delle proprie attività: una parte resta associazione ed un'altra si trasforma in cooperativa, o in snc, o in altra tipologia giuridica d'impresa. Questa soluzione però, oltre ad aggravare in modo pazzesco il lavoro dell'ente, data la doppia contabilità e la doppia gestione che ci si ritrova ad affrontare, non ha alcun tipo di vantaggio rispetto alle potenzialità dell'ente stesso. Si è riscontrato quindi che la pratica della "divisione" è valida solo ai fini della "messa in legalità" delle attività dell'associazione colmando un vuoto legislativo attraverso un insensato aggravio di lavoro. Si è ragionato sulla possibilità di creare una "Impresa della Cultura" che abbia la capacità di racchiudere e di rendere realizzabili tutte le attività che le associazioni culturali in genere ed in particolare quelle legate al Coordinamento della Scena Indipendente, normalmente portano avanti nello svolgimento delle loro funzioni. La nascita di questa figura giuridica deve in ogni caso tenere presente che il tipo di "produzione" che è proprio di queste imprese è di natura culturale. Questa presa di coscienza è un presupposto fondamentale per la creazione dell'Impresa della Cultura, in quanto sarebbe assurdo lasciare che questa tipologia di imprese si confronti da sola con il mercato. Rispetto a questo tema è stato più volte sottolineato che alla concezione dell'"Impresa della Cultura" debba seguire, come avviene per tutte le imprese sul territorio nazionale (ma anche a livello internazionale), una suddivisione tra Grande e Piccola-Media impresa, in modo tale da riuscire a tutelare le "Microimprese della Cultura" o le "Piccole Imprese della Cultura" immaginando possibilità di sgravi e/o facilitazioni. In questo contesto le istanze che sono state portate avanti nella riunione fanno riferimento alle incombenze derivanti dall'ENPALS e dalla SIAE. Si è proposto di proporzionare tali pagamenti (sia a carico delle Compagnie che delle strutture) sulla base di criteri da stabilire (affluenza pubblico, tre anni di regime agevolato, ecc) che possano permettere alle Piccole Imprese della Cultura di non essere strozzate dagli adempimenti contributivi e/o da altri tipi di adempimenti. È stata lanciata l'ipotesi di promuovere un incontro nazionale con esperti ed operatori del settore cultura per affrontare i nodi che risulteranno di respiro nazionale cercando quindi di avere come interlocutori quelle istituzioni nazionali deputate a regolamentare queste materie (ministero, camere di commercio, ecc.).
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