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V edizione - "I Vuoti della Politica"
Giunta alla sua quinta edizione, la rassegna ideata e organizzata dal RialtoSantambrogio sui temi della memoria e del racconto sociale ha da sempre cercato di valorizzare gli approcci dinamici, uscendo dallo schema classico che unisce il teatro di narrazione alla celebrazione di eventi lontani nel tempo. Così, nel corso delle edizioni, sono stati ospitati spettacoli che utilizzavano linguaggi differenti da quelli del racconto, e che affrontavano tematiche legate all'attualità.
Un tentativo di costruire una memoria del presente, non solo nei temi, ma anche nello sguardo verso realtà (passate o contemporanee) che ci interrogano sulle problematiche odierne.
In questo contesto, la quinta edizione de «Gli Occhi della Memoria» ha scelto di ospitare quattro spettacoli che pur raccontando vicende, epoche e situazioni molto diverse tra loro, sono accomunate dal tentativo di far luce su un problema fortemente contemporaneo che sta investendo l'Occidente e il nostro paese: «I vuoti della politica». Questo tema, sottotitolo della rassegna, si riferisce alle difficoltà che la sfera politica contemporanea - intesa come la partecipazione alla vita del Paese - sta subendo, erodendo sempre di più gli spazi di partecipazione e la fiducia dei cittadini delle istituzioni preposte a tali compiti. Se la parola "politica" deriva dalla parola greca polis, città, essa eredita nel suo dna la dimensione diffusa, partecipata e inclusiva della vita pubblica. Tuttavia, oggi molte delle forme della partecipazione alla vita pubblica nate e sviluppate nei due secoli passati hanno vissuto uno svuotamento della loro spinta ideale e sono diventati in molti casi organismi di gestione di un potere. È stato così per i partiti, per i sindacati, persino per le istituzioni pubbliche quando gestite in senso privatistico o clientelare. Il risultato di questa sclerotizzazione dei meccanismi della vita democratica ha portato molte persone, persino quelle appassionate di politica, ad allontanarsi dalla sfera pubblica per ripiegare sulla propria esistenza individuale, esasperando quella inarrestabile corsa all'individualismo in cui si è gettata la società occidentale. Il percorso proposto da «Gli occhi della Memoria» 2009 si interroga su alcuni di questi vuoti. Ad esempio "il vuoto delle istituzioni", specialmente di quelle che vivono una situazione complicata come quella delle infiltrazioni mafiose. Lo spettacolo «Angolo Somma Zero» di Alessandro Langiu, narratore tarantino, ci racconta del calvario politico della sua città, che ha vissuto il dramma del commissariamento del comune e di una vera e propria demolizione dall'interno delle amministrazioni pubbliche locali, gestite in modo dissennato e clientelare. Oppure "il vuoto del lavoro", nel racconto che fa Alberto Nicolino sulle zolfare siciliane in «Stirru - La discesa» (testo finalista al Premio Riccione), che racconta la storia di una comunità oggi disgregata, attraverso le storie di lotta e morte dei suoi protagonisti, e il tentativo di rimozione di quella memoria e di quella identità. Si arriva quindi al "vuoto dei partiti", attraverso al figura di Alexander Langer, al centro dello spettacolo del Arditodesìo (ex Teatro di Bambs) di Trento «Alexander Langer. Profeta tra gli stupidi». Un tentativo non tanto di raccontare la biografia di uno dei più acuti pensatori politici del nostro secondo Novecento, anima del movimento pacifista europeo e tra i fondatori del partito dei Verdi, quanto - scrivono gli autori - «di metterlo in relazione con il nostro mondo»; l'odierno contemporaneo, in cui il tema ambientale è sempre più stringente e la speranza di cambiare il mondo attraverso la costituzione di un partito sempre più remota. Si giunge infine al "vuoto della memoria", che vuole essere una problematizzazione del meccanismo di celebrazione della storia che, pur indirizzandosi a temi e principi di alto valore morale, trova il suo limite nella rimozione del presente e delle sue problematiche. Lo spettacolo «1939» della formazione pisana I Sacchi di Sabbia, allora, è il tentativo di tracciare questi limiti attraverso un "falso storico": falso come tutti gli spettacoli, con in più l'aggravante di essere "storico" - scrivono i loro autori.
Come lo scorso anno chiude la rassegna il progetto de «La Voce della Luna», il laboratorio nato nell'ambito del Santa Maria della Pietà, compagnia composta da attori con disagio mentale e non, che presentano lo spettacolo «A Corpo Vivo», risultato del laboratorio. Un momento importante per non confinare la pratica teatrale a semplice strumento terapeutico, trasformandola in vero meccanismo di incontro col pubblico. Perché le associazioni che lavorano nel sociale, in questo momento di "crisi", i vuoti della politica li sperimentano letteralmente sulla propria pelle.
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